PEOPLE

Born in 2013, it has been originally formed by Ilaria Bignotti, contemporary art historian and curator, and by a group of mid-career sculptors – Francesco Arecco, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna and Daniele Salvalai, from different Italian regions, with Giacomo Domenico Ghidelli, philosopher and media developer, and Matteo Reale, books editor. The movement has been supported by Gabriele Caccia Dominioni and Giuseppina Caccia Diminioni-Panza, collectors. All the photographical documentation is taken by Andrea Repetto. During the years, the project has involved extensively other artists and curators, The Resilience project involved in the dialogue: artists, critics and art historians, philosophers, collectors, architects, entrepreneurs, called to reflect on responsibility and on the inheritance of their actions in the present.

Each of them, in addition to the authors gradually cited in rows above, otherwise has stressed the need of a loving relationship, of patient care between saying and doing art (Ugo La Pietra), belligerent because peaceful (Emilio Isgrò), social because collective, in accordance with the individual work (Michelangelo Pistoletto). Other authors have analyzed the resilience in terms of art history, now in relation to the places and their peculiar identity of containers of active people and events (Alessandra Pioselli), now in the role of writing respect to the artistic practice (Elio Grazioli), to the relationship between nature and culture as unstable and fertile equilibrium (Maria Chiara Cardini). Other writers have analyzed the resilience in connection with the empathy of materials and shapes, in their harmonizing with the people (Andrea Pinotti) or as reception of the other (Andrea Dall’Asta S.J.).

Resilience has also been read in relation to the architecture as mediation between project and building (Antonio Ravalli) and as conflictual and intentionally unresolved narration able to stimulate an operative integrity during the distress for the writing and the words (Giovanni Corbellini).

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Nato nel 2013 dall’incontro di Ilaria Bignotti, storico dell’arte contemporanea e curatore, con un gruppo di scultori – Francesco Arecco, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna e Daniele Salvalai – con Giacomo D. Ghidelli e Matteo Reale, operatori culturali.  Il movimento ha subito goduto del sostegno di  Gabriele Caccia Dominioni e Giuseppina Caccia Dominioni-Panza, collezionisti. Tutta la documentazione fotografica è stata realizzata da Andrea Repetto.

Il progetto ha coinvolto nel dialogo artisti storicizzati, critici e storici d’arte, filosofi, collezionisti, architetti, imprenditori, chiamati a riflettere, anzitutto, sulla responsabilità e sull’eredità del proprio operato: ciascuno ha diversamente sottolineato la necessità di un rapporto amorevole, paziente, di cura tra il dire e il fare arte (Ugo La Pietra); belligerante perché pacifico (Emilio Isgrò); sociale perché collettivo nel rispetto del singolo operare (Michelangelo Pistoletto). Ciascuno ha analizzato la resilienza dal punto di vista storico artistico, ora in rapporto ai luoghi e alla loro peculiare identità di contenitori attivi di persone e fatti (Alessandra Pioselli), ora al ruolo della scrittura rispetto a quello della pratica artistica (Elio Grazioli), ora al rapporto tra natura e cultura come equilibrio instabile e fertile (Maria Chiara Cardini). Ma anche in relazione all’empatia dei materiali e delle forme nel loro risuonare con le persone (Andrea Pinotti), e come accoglienza dell’altro (Andrea Dall’Asta S.J.). E poi dal punto di vista dell’architettura intesa come mediazione tra progetto e costruzione (Antonio Ravalli), e come racconto conflittuale e volutamente irrisolto capace di stimolare una presa di coscienza operativa, nel travaglio della scrittura e della parola (Giovanni Corbellini).