ABOUT

The Resilienza italiana movement is a platform of observatory, production, divulgation of artistic and cultural projects who choose the resilience as method for working, creating and confrontation. The dialog is the “modus operandi” of each project, with a peculiar attention to sculpture as original nucleus of work.

Born in 2013, it has been originally formed by Ilaria Bignotti, contemporary art historian and curator, and by a group of mid-career sculptors – Francesco Arecco, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna and Daniele Salvalai, from different Italian regions, with Giacomo Domenico Ghidelli, philosopher and media developer, and Matteo Reale, books editor. The movement has been supported by Gabriele Caccia Dominioni and Giuseppina Caccia Diminioni-Panza, collectors. All the photographical documentation is taken by Andrea Repetto. During the years, the project has involved extensively other artists and curators, philosophers, art historians, entrepreneurs and economical-social analyzers, in the concept and organization of exhibitions, conferences, seminars and meetings, as well as publications – the editorial collection Resilienze [Resiliences], published by Mimesis and formed by essays and catalogs.

At the core of the movement and of the developed projects is the choice of the sculpture.

The sculpture in fact contains in itself several key elements of the cultural and social debate the last forty years:

the role of the territory in relation to materials

the public dimension of the work

the significance of the artist’s presence in society, as an actor and creator of networks, and relational proxemic

the role of the sculpture as a point of re-union between nature and culture

the value of the peculiarities of each place as creative context; the importance of the intercultural debate and dialogue as positive conflict, to be verified through collaboration.

Resilience as union between ethics and aesthetics, complexity and synthesis, individuality in the community.
Dialogue as a choice
– Between generations of artists who work on the axis of the history

– Among artists from different geographies and cultures, who are to be confronted on the language

 

– Among works, artists and public made up of people, of individuals who together can create a city, a community of values and sensitivity.
Resilience is then the place of the renewed relationship between knowing and doing: using hands, materials, knowledge linked to tradition, to rise again, start over, rethinking the state of things.

 

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Il Movimento di Resilienza italiana è un osservatorio, un luogo di produzione e divulgazione di progetti artistici e culturali che scelgono la resilienza quale metodologia di progetto, creazione e confronto. Il dialogo è il modus operandi di ogni progetto del Movimento, con una peculiare attenzione alla scultura quale nucleo originario di lavoro.

Nato nel 2013 dall’incontro di Ilaria Bignotti, storico dell’arte contemporanea e curatore, con un gruppo di scultori – Francesco Arecco, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna e Daniele Salvalai – con Giacomo D. Ghidelli e Matteo Reale, operatori culturali.  Il movimento ha subito goduto del sostegno di  Gabriele Caccia Dominioni e Giuseppina Caccia Dominioni-Panza, collezionisti. Tutta la documentazione fotografica è stata realizzata da Andrea Repetto. Dalla sua nascita il Movimento ha coinvolto altri artisti e curatori, filosofi, storici dell’arte, imprenditori e analisti di temi socio-economici in mostre, conferenze, seminari e incontri, pubblicazioni: al Movimento è affidata la gestione della Collana editoriale Resilienze, di Mimesis Italia e International, che articola una linea dedicata alla saggistica e un’altra ai cataloghi d’arte.

La scultura quale nucleo originario di lavoro del Movimento

Perchè la scultura  racchiude idiversi elementi centrali del dibattito culturale e sociale dell’ultimo quarantennio:

  • il ruolo del territorio in relazione ai materiali;
  • la dimensione pubblica dell’opera;
  • il significato della presenza dell’artista nel sociale, come attore e creatore di reti, e prossemiche relazionali;
  • il ruolo della scultura quale punto di ri-unione tra natura e cultura;
  • il valore della peculiarità di ogni luogo quale contesto creativo;
  • il confronto interculturale e la necessità dialettica quale nucleo di conflitto positivo e rigenerante, verificata attraverso la collaborazione.

Resilienza, quindi, come unione tra etica ed estetica, complessità e sintesi, individualità nella collettività.

Il dialogo come scelta

Perchè il dialogo mette in relazione tra loro:

  •  generazioni di artisti, che si confrontano sull’asse della storia;
  • artisti di geografie e culture diverse, che si confrontano sul linguaggio;
  •  opere, artisti, e pubblico: un pubblico fatto di persone, di individui che insieme creano una città, una comunità di valori e di sensibilità.

Resilienza, quindi, come luogo di rinnovata relazione tra il sapere e il voler fare: usare le mani, i materiali, la conoscenza anche legata alla tradizione per risollevarsi, ricominciare, ripensare lo stato delle cose.